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Leadership e organizzazione4 min

Assegni le attività o fai il manager?

Delegare le attività non basta: se ogni decisione passa ancora da te, il team non può diventare autonomo. Due segnali e domande pratiche da cui partire.

Molti imprenditori sono convinti di delegare molto. E spesso è vero: clienti, progetti, amministrazione, marketing, persone. Eppure continuano a essere sommersi dalle domande.

  • “Posso fare così?”
  • “Quanto posso concedere?”
  • “Cosa rispondo al cliente?”
  • “Approvi tu?”

Il problema è che delegare un’attività e delegare una decisione sono due cose diverse e in questo articolo ti spiego la differenza e cosa occorre che inizi a fare da oggi.

Puoi dire a una persona “gestisci tu questo cliente” e poi pretendere che ogni sconto, eccezione o modifica venga approvata da te. Formalmente hai delegato la gestione, ma nella pratica il potere decisionale è rimasto esattamente dov’era.

Ed ecco 2 sintomi che ti possono rendere tutto più chiaro.

1. Il team vorrebbe essere più autonomo

Se ti trovi spesso a dire “vorrei che il team fosse più autonomo”, sappi che il 90% dei team sognano di essere autonomi, ma nella stragrande maggioranza dei casi – osserva bene – se tutte le decisioni passano da te, questo non avverrà mai. E ti dirò di più, se ti lamenti che non sono autonomi e tutte le decisioni passano da te, sappi che sia tu che il team state vivendo nella frustrazione. In questo caso occorre assolutamente lavorare sulla fiducia e sulla chiarezza. Infatti l’autonomia prende spazio quando una persona sa con chiarezza quali decisioni può prendere da sola, entro quali limiti, quali informazioni deve considerare e in quali casi deve invece coinvolgere qualcun altro.

Un responsabile commerciale, per esempio, potrebbe avere autonomia sugli sconti fino a una determinata percentuale, purché il margine rimanga sopra una certa soglia. Sopra quel limite, la decisione viene condivisa.

2. Le soluzioni arrivano sempre da te

Se ogni volta che un collaboratore arriva con un problema, tu gli dai subito la soluzione, gli stai insegnando a tornare da te e a non prendere mai decisioni autonome. Prova a cambiare il tuo modo di rispondere, se prima gli davi una risposta, ora inizia a chiedere:

  • “Tu cosa faresti?”
  • “Quali alternative hai considerato?”
  • “Qual è il rischio maggiore?”
  • “Quale criterio useresti per decidere?”

Con queste domande tu stai iniziando ad allenare il professionista a costruire un ragionamento con i tuoi stessi criteri, prima di chiedere l’approvazione.

Questi sono spunti importanti di riflessione perché in un’azienda finché il team può solo eseguire ma non decidere, l’imprenditore o l’imprenditrice resta dentro quasi ogni processo, provocando danni più che vantaggi. Infatti per crescere c’è bisogno di tutt’altro: stabilire dove può essere spostato anche il potere decisionale, con regole abbastanza chiare da non trasformare l’autonomia in anarchia.

È questo il punto: non devi essere informato su tutto prima che accada. Devi sapere che le decisioni vengono prese secondo criteri coerenti con l’azienda.

Quando questo succede davvero, allora avviene il passaggio più importante in un’azienda da “distribuzione del lavoro” a “fiducia, processi e managerialità”.

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